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Messaggio  Yorick Sab 11 Set 2010 - 10:42

Un articolo del grande storico Franco Cardini
Ci son voluti 9 anni in Italia per sentire voci autorevoli esprimere con chiarezza tutti i dubbi di sempre.

La faccia squadrata, i baffi spioventi, l’aspetto di un vero uomo della frontiera tutto Bibbia e fucile: uno di quelli che, un paio di secoli fa, avrebbe solennemente proclamato che “i bambini pellerossa vanno ammazzati perchè le uova di pidocchio fanno solo pidocchi”. Così ci appare il pastore della Florida Terry Jones nella piu famosa delle sue foto che in questi giorni lo hanno fatto assurgere a fama internazionale. Dietro di lui, un camper attrezzato come un carro del circo equestre di Buffalo Bill, sul quale campeggia in caratteri vermigli la scritta: “International Burn a Koran Day”, 9.11.2010, 6 p.m.-9 p.m.”. Nel fatale nono anniversario del tragico Nine Eleventh, il giorno commemorativo del duplice (o triplice?) attentato di New York , il pastore Jones celebrerà la ricorrenza con un’edizione protestante un po' dimessa – country e folk – degli Autodafè rinascimentali. Brucerà simbolicamente una copia del Corano: o forse più d’una, se ne troverà. Nella deep America, si sa, non è che le librerie e le biblioteche abbondino. Bisognerà accontentarsi.

Siccome la madre degli imbecilli è sempre gravida, sarebbe stato strano se da noi qualche indefesso crociato paladino della Civiltà Cristiana non avesse proposto di emulare le gesta del fiero incendiario. Sono lontani ormai i tempi in cui i roghi nazisti di Norimberga – che se non altro, bisogna ammetterlo, erano coreograficamente più solenni ed efficaci - venivano unanimemente salutati con l’inorridita massima secondo la quale “chi brucia i libri, prima o poi brucerà anche gli uomini”. Fahrenheit 451 non sembra averci insegnato nulla. Bruciamoli, i Corani: così qualcuno ha replicato all’arcivescovo di Milano, il cardinal Tettamanzi, che una volta di più ha nobilmente difeso il diritto di tutti, da noi, a pregare come vogliono in piena libertà.

No, i musulmani no, si risponde concordi da più parti a Milano e a Firenze, dove la comunita musulmana ha presentato un progetto di moschea cittadina dalle linee ispirate all’architettura del grande umanesimo, quello dell’Alberti.

E’ vero: l’iniziativa di Jones è stata stigmatizzata da tutti, a cominciare dalla Casa Bianca e dallo stratega della guerra irakena, il generale Petraeus, preoccupato di contraccolpi che potrebbero coinvolgerlo in prima persona. Ma il clima di cui Jones è espressione è il medesimo di quello che ha determinato una vasta, equivoca e ingenerosa protesta al progetto di moschea da erigersi nello spazio del Ground Zero. Ne è chiaro l’intento: ricordare che i musulmani piangono con tutti gli americani e con tutto il mondo le vittime dell’11 settembre, tra le quali v’erano anche alcuni di loro. Ma gli imbecilli del tipo peggiore, quelli che non capiscono perché non vogliono capire, hanno mostrato di comprendere il messaggio al rovescio: l’Islam “provocherebbe” e “profanerebbe” la memoria della strage, piantando le sue insegne in un luogo desolato dalla sua azione. Poiché non uno o piu musulmani sarebbero i mandanti o gli esecutori della strage, bensì la fede musulmana nel suo complesso. Nemmeno Bush aveva mai osato arrivare a una versione cosi infame della già infausta teoria dello “scontro di civiltà”.

Eppure, a dispetto di chi finge di sapere, di ricordare e di aver capito tutto (e invece non ricorda e non ha capito nulla), nove anni dopo la tragedia di New York e di Washington i conti sono ancora lontani dal tornare, i nodi non sono venuti al pettine e si naviga nell’oceano delle incertezze.

L’inchiesta ufficiale del governo Bush si chiuse quasi subito, con una serie di risultati che sembravano perentori ed erano inconsistenti. Mezz’ora prima dell’attentato, i servizi USA non sapevano nulla e si lasciarono sorprendere; mezz’ora dopo, avevano già capito tutto e identificato mandanti ed esecutori. Da allora, per mesi e mesi, mentre le TV di tutto il mondo ci bombardavano con l’incessante e reiterata proiezione di pochi metri di pellicola, i mass media ufficiali americani e occidentali hanno ripetuto la stessa inane storia, a dispetto delle prove contrarie che si accumulavano e delle proteste delle stesse famiglie delle vittime, stufe di venir prese in giro con ricostruzioni falsate e di venir fatte oggetto di pressioni affinché rinunziassero a proseguire la ricerca della verità. Nel nome del Nine Eleventh si sono aggrediti e invasi Afghanistan e Iraq provocando due guerre che ancora continuano; si è assistito alle immagini – quelle sì, tanto autentiche quanto degradanti – delle torture del carcere di Abu Ghraib e delle umiliazioni subite, contro ogni forma di diritto, dai prigionieri di Guantanamo.

Ma, accanto alle liturgie conformistiche anche quest’anno puntualmente annunziate dai media di regime, un’agguerritissima controinformazione è ormai da tempo al lavoro. Libri perentori e documentati, ai quali le autorità ufficiali hanno prima provato a fornire imbarazzanti risposte, salvo poi liquidarli come “antiamericani”; emittenti televisive controcorrente; convegni, blogs e pubblicazioni ch’è piu facile calunniare e tentar di abbuiare che non confutare.

Ed ecco un impressionante sommario delle questioni ancora irrisolte: 1. come e perché è crollato il grattacielo denominato Building Seven, adiacente alle Twin Towers, nonostante non fosse stato toccato dai due aerei degli “attentatori” e in esso si fosse sviluppato solo un incendio di modesta entità? L'agenzia governativa NIST (National Institute of Standards and Technology), incaricata dall'amministrazione Bush di far luce sul crollo, non ha presentato la sua relazione sino all’agosto 2008, piu di sette anni dopo i fatti, e il suo contenuto è stato giudicato dagli esperti inconcludente; 2. mancano riscontri oggettivi alle presunte affermazioni autoaccusanti di Khalid Shaikh Mohammed, personaggio a lungo legato ai servizi segreti pakistani, arrestato in Pakistan - almeno così dicono - e portato a Guantanamo dove avrebbe parlato sotto tortura: più volte perduto, catturato di nuovo, segnalato contemporaneamente in piu luoghi, dato per morto e quindi risorto, egli è oggi indicato come mente dell'11/9, nonché di un'infinità di altre azioni terroristiche, ma non ce ne sono le prove; 3. non sono “leggende metropolitane” le notizie relative alle indagini sui movimenti azionari speculativi nei giorni appena precedenti. La commissione ufficiale ha scritto che sono state fatte indagini accurate e che nessuna conduce a personaggi sospettabili di collegamenti con i terroristi. Ovviamente il discorso puo essere rovesciato: perché speculavano su oggetti poi rivelatisi coinvolti negli esiti dell’attentato? Sapevano qualcosa in anticipo e in che modo?

Ma non è tutto. Ci sono molte altre contraddizioni, molte altre lacune: sulle identità, gli spostamenti, ma il discorso sarebbe davvero troppo lungo. Di recente un ex responsabile di volo della NASA, Dwain Deets, che si era già espresso sulla velocità anormale dei due aerei che colpirono le torri, ha pubblicato una lettera su un giornale californiano nella quale si sorprende delle ragioni invocate dai funzionari del NIST per non pubblicare i dettagli della loro analisi tecnica, con totale disprezzo della legge statunitense sulla libertà di informazione "Freedom of Information Act", la quale prevede di declassificare i documenti top secret su richiesta motivata del pubblico.

Intanto, pezzo per pezzo, la credibilità della ricostruzione ufficiale degli eventi da parte delle commissioni insediate da Bush è andata a ramengo. Abbiamo appreso fin dall’ottobre del 2008 che Bin Laden non era più considerato la “mente” del duplice attentato. Naturalmente, tutto si è svolto in sordina, secondo un vecchio e collaudato copione: grancassa delle accuse, quindi ammissioni a mezza bocca e ritrattazioni in sordina. Allora, fu imbastito uno straccio di processo a carico di Khalid Shaikh Mohammed,il famoso KSM. Si profilava intanto il fantasma di al-Qaida, fantasma demonologico, un po’ Macchia Nera un po’ Organizzazione Spectre, sigla magica invocata a spiegare tutti i mali del mondo: la colpa è sempre del diavolo. Peccato che nessuno sia mai stato in grado di dirci sul serio che cosa sia, come sia organizzata, come funzioni; peccato che i suoi perentori e minacciosi messaggi partano sempre da strani luoghi all’interno degli States.

Su tutto ciò, una tragica certezza. La prima democrazia del mondo, in seguito all’11 settembre, ha rinnovato e legittimato la pratica della tortura nell’indifferenza o comunque nel silenzio di quasi tutto il beato Occidente. C’è un carcere illegale a Guantanamo dove ancora gente soffre e muore senza che nessuno sappia di che cosa sia accusata. I familiari delle vittime del Nine Eleventh continuano a protestare, a riempire decine e decine di migliaia di fogli di memoriali e di esposti; navighiamo in un oceano di blogs demenziali taluni, allarmanti molti altri. Molte cose le sapevamo anche in Italia, e con chiarezza, fin da quando nel 2004 la casa editrice Dedalo di Bari pubblicava un impressionante pamphlet della storica Marina Montesano dell’Universita di Genova, Mistero americano. Ipotesi sull’11 settembre. Non ne ha parlato quasi nessuno; non lo hanno recensito, non lo hanno presentato in TV. Ma ce ne sono ancora copie in circolazione. Leggetelo.

Ma nella ben congegnata congiura del silenzio, che cosa arriva, di tutto questo, ai telespettatori italiani imboniti dai vari venditori di fumo berluskossisti? Niente. Solo la beota ripetizione del vecchio mantra: la colpa è tutta dell’Islam. Chi pensava che quanto a imbecillità Bush fosse imbattibile, adesso è servito.

Franco Cardini
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